Lunedì 25 Luglio
dalle 9:00 alle 19:00Masterclass di recitazione con Andrea Gattinoni
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Lunedì 25 Luglio
dalle 9:00 alle 19:00Decreto sicurezza, con zero clandestini in giro per il nostro Paese, e Flat tax sarebbero le prime due proposte in Consiglio dei ministri della Lega al governo.
L'ha affermato il leader della Lega, Matteo Salvini, alla festa del partito a Domodossola (Verbania), in vista delle elezioni politiche in calendario il 25 settembre, sottolineando la novità del voto in una unica giornata, domenica, con l'assenza del lunedì.
"Ci scommetto un caffè col dolcificante, perché sono anche a dieta - ha aggiunto - che vince la Lega e sarà il primo partito".
"Stare al governo per un anno e mezzo con Lamorgese e Speranza è stata una fatica inenarrabile. Abbiamo fatto nascere un governo di unità nazionale in piena pandemia, perché quando ci sono decine di migliaia di persone che muoiono il Paese viene prima dei partiti, e per 17 mesi abbiamo votato decine di volte col governo, sia quando eravamo convinti, sia quando lo eravamo meno", afferma il leader della Lega.
Ansa
Da Settimana News - per approfondire
Il problema dello «sfondo» è diventato, per tutti noi, una piccola questione durante le infinite «sessioni zoom» negli ultimi due anni. Così ognuno ha dovuto, in qualche maniera, prendersi cura del proprio sfondo. Lo sfondo, infatti, parla di te. Ma ieri, al primo messaggio pubblicitario di Salvini, in prima serata al TG1, la cura dello sfondo è apparsa come un’esperienza di caravanserraglio. Due bandiere italiane, un poco a sinistra, e intorno moltissime immagini sacre, d’Oriente e d’Occidente.
Tutte le immagini erano però rigorosamente brutte, dozzinali, accostate senza alcun gusto. Lo spettatore aveva immediatamente la sensazione che non potesse essere una casa vera o un ufficio vissuto. Sembrava piuttosto un luogo posticcio, o un ambiente angusto di lavoro provvisorio e anonimo, come un gabbiotto di un distributore di benzina o un bugigattolo dove si vendono le angurie.
Si respirava però un’aria di commercio, forse di svendita. E qui c’è il secondo punto interessante. Perché quando curi lo sfondo, che certo parla di te, devi anche tener conto che di te si vede anche quello che dici e come lo dici.
Se si osserva la posizione dell’attore durante l’intervista, assomiglia a quella dello studente che deve rispondere a domande (forse già concordate). Diciamo un’interrogazione programmata. E che però, nel rispondere, passa dal tono dell’esame alla lusinga della «svendita all’ingrosso». Ha la cravatta da ufficio, ma è come se avesse il grembiule da banco dei salumi.
Non so perché, ma quando ho visto come diceva quello che aveva da dire, ho subito pensato che parlava con la pancia, per parlare alle pance degli ascoltatori. Subito bollette, luce, gas, mutui, pensioni veloci, pace fiscale, lotta agli immigrati come alle baby-gangs: tutto quello che i “cattivi” non gli hanno lasciato fare in questi anni e che ora, finalmente, potrà elargire generosamente a tutti gli italiani per bene.
Tutto facile, tutto diretto, tutto immediato. Nessuna agenda, solo azioni dirette e senza problemi. Nelle parole di Salvini non c’è alcuna grazia. Non tanto per il modo con cui parla, ma per il senso di ciò che dice: lui farà e basta e chi vuol far diverso è cattivo.
Ma allora, mi chiedo, come si spiega quel muro di «angeli, santi, protettori, corredentrici, Madri di Dio»? Che cosa c’entrano con un discorso di pancia e sulla pancia quelle autorità dello spirito? Va detto che, alla fine del suo discorso, l’attore ha inserito anche un passaggio profondamente altruistico: sugli “autistici”, la cui tutela dovrà essere decisiva per il governo che verrà.
Le immagini che aveva dietro (Madre Teresa, Maria Madre di Dio) mi hanno subito suggerito, con la loro autorità, alcune domande: Ci curiamo degli autistici anche se sono stranieri? Anche se non hanno la cittadinanza? Anche se sono su una barca che chiede di approdare?
Le immagini sacre, per quanto brutte come poche volte le abbiamo viste, dicono però sempre più della pancia. La pancia vuole il sacro solo per digerire più velocemente. Il sacro è, per la pancia, un buon digestivo.
Ma il tema dell’autismo, incautamente introdotto in extremis, fa saltare tutto il castello, non si lascia smaltire come gli altri, perché non si può gestire come una “richiesta di categoria”. Taxisti fa rima con autisti, ma non con «autistici».
Per l’autismo occorre sviluppare una vera cultura pubblica, non una cultura corporativa, una cultura del rispetto e della differenza, non un “contentino” che prometta ad ogni categoria di essere riconosciuta come privilegiata rispetto alle altre. Gli autistici non sono una categoria, sono uomini e donne che hanno bisogno di un altro modo di concepire gli sfondi e di un altro modo di usare la pancia.
Così la prima forma del «programma populista di governo» suona più o meno: tutto ciò di cui avete bisogno, ve lo darò. E non ci sarà alcuna difficoltà nel soddisfare ciò che chiedete. I vostri bisogni sono già ora il mio programma. Ma c’è un desiderio, in tutto questo? Un solo desiderio? C’è una trascendenza? C’è un decoro di comunità? C’è uno stile di accoglienza e di riconoscimento? C’è un contemperamento degli altri, un intreccio dei desideri diversi?
Si noti l’indelicatezza: chiamare «pace fiscale» lo sconto sulle tasse non è forse un modo di insultare, di nuovo, non solo quelli che le tasse le pagano regolarmente, ma anche e soprattutto quelli che la pace, quell’altra pace, quella vera, l’hanno perduta da mesi?
In un discorso del 21 luglio 2022 si può parlare come se il mondo finisse a Cernusco sul Naviglio? E si possono citare solo le «conseguenze economiche» dei disastri politici e bellici che ci stanno attorno? Il primo assaggio di sfondi e di parole non è stato molto promettente: la rincorsa a illudere gli elettori (negli stili che prima Berlusconi, poi Grillo, Meloni e Salvini hanno da tempo cavalcato) non lascia ben sperare. Un’“agenda seria” non è fatta solo di promesse, ma di mediazioni per mantenerle.
L’impressione è che, dopo la pandemia, non solo siamo diventati tutti un poco più «esperti di sfondi», ma sappiamo anche meglio discernere il discorso devoto dal discorso vuoto, il discorso fondato dal discorso appiccicato. C’è differenza tra un politico che ragiona e un venditore di fumo o di sogni: soprattutto il secondo può pensare che la grazia che gli manca possa venirgli da una selva di immagini che campeggiano dietro le sue spalle. Che la sua credibilità venga sostituita, per metonimìa, dalla credibilità dei (brutti) santi che gli fanno da ala. La grazia, però, non sostituisce una grave carenza del discorso politico, ma suppone sempre, prima, una parola vera e un contesto complesso e completo, che in nessun caso può permettere di presentare un programma di governo come se fossero saldi di fine stagione.
Approvato il regolamento comunale per la tutela della quiete pubblica, andrà a pieno regime il 1° gennaio 2023
La Stampa

In esposizione oltre sessanta opere tra dipinti, sculture, macchine fotografiche d’epoca, abiti e fotografie, poste fra loro in una serie di accostamenti che indagano le interconnessioni tra le varie manifestazioni della modernità, ponendo sempre al centro della ricerca la città di Domodossola.
Un percorso dal quale emerge con forza la vera protagonista assoluta della mostra: la figura femminile, la donna nelle sue diverse sfaccettature che diventa chiave di lettura della modernità, attraverso i capolavori di Giovanni Boldini, Zandomeneghi, Mario Cavaglieri, Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Vittorio Amedeo Corcos, Giacomo Grosso, Cesare Maggi, Carrà, Pellizza da Volpedo, fino a Sironi, Modigliani e Picasso.
Si indagano le mutazioni del gusto e della sensibilità della società che passa dalla vita in campagna con un andamento lento, alla città, specchio di innovazione e modernità, elementi che sono rintracciabili nel grande “racconto” intimo di Leonardo Dudrevuille, un capolavoro assai raro, e di notevoli dimensioni, di proprietà della Fondazione Cariplo, nello struggente saluto di una madre alla figlia di Italo Nunes Vais, fino alla visione cubista di Picasso.
Particolare enfasi è data alla moda con il sontuoso mantello a strascico indossato dalla Regina Margherita, esposto in un allestimento che pone il manto in dialogo con il ritratto della regnante, accessori dell’epoca e fotografie che sono lo strumento d’elezione della modernità, capace di immortalare le nuove tendenze e il mondo circostante.
“È questo un progetto di ampio respiro – spiega Antonio D’Amico, già direttore dei Musei Civici di Domodossola – nato prima dell’ondata pandemica e che adesso vede la luce con una nuova spinta e una visione più allargata e condivisa con il nuovo Conservatore, Federico Troletti”.
“Questa esposizione è un’occasione per assaporare la bellezza. Il percorso espositivo ha l’intento d’immergere il visitatore in un mondo governato dal piacere estetico, affinché anche l’occhio dell’uomo contemporaneo venga coinvolto e travolto dalla ricerca della bellezza, vero alimento anche per la mente.” – conclude Federico Troletti, conservatore dei Musei Civici di Domodossola.
NEL SEGNO DELLE DONNE
TRA BOLDINI, SIRONI E PICASSO
a cura di Antonio D’Amico e Federico Troletti
15 luglio – 11 dicembre 2022
Inaugurazione 14 luglio
Musei Civici Gian Giacomo Galletti in Palazzo San Francesco
Domodossola (VB)
Giorni e orari d’apertura
fino al 9/10/2022: da giovedì a domenica: 10-13 / 15-19
dall’11/10/2022: da giovedì a domenica: 10-13 / 15-18
artemagazine.it
Il complesso del Sacro Monte Calvario di Domodossola – con le sue 15 cappelle dedicate alla Passione di Cristo - si erge sullo storico Colle di Mattarella che sovrasta il capoluogo ossolano. Non perdetevi la possibilità di trascorrere giorni di quiete e silenzio tra fede, natura ed arte: l’ospitalità è offerta tutto l’anno dalla Casa di Ospitalità Religiosa del Sacro Monte Calvario.
Ossola News