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Apre a Domodossola la mostra "I tempi del Bello. Tra mondo classico, Guido Reni e Magritte"

tempi del Bello. Tra mondo classico, Guido Reni e Magritte" è il titolo della nuova mostra che i Musei civici "Gian Giacomo Galletti" inaugurano oggi, giovedì 18 luglio, al Museo di Palazzo San Francesco di Domodossola, ideata e curata da Antonio D'Amico, Stefano Papetti e Federico Troletti e realizzata dal Comune di Domodossola in partnership con il Museo Bagatti Valsecchi di Milano e la Fondazione Angela Paola Ruminelli, con il patrocinio della Regione Piemonte e con il fondamentale sostegno di Morgran Italia Srl, Findomo Srl, Ultravox Srl, Punta Est Srl.

All'interno della suggestiva cornice di Palazzo San Francesco, le oltre 40 opere, tra dipinti e sculture in marmo e bronzo, provenienti da importanti musei italiani e prestigiose collezioni private, raccontano i vari "Tempi del Bello", ovvero la ricerca, sulla scorta dei modelli classici, di un connubio di bellezza formale e valori spirituali, che attraversa la storia dell’arte, adattandosi alle esigenze culturali di ogni epoca.

Tra i grandi protagonisti della mostra di Domodossola, che torna a produrre e proporre al grande pubblico un percorso di ricerca e studio trasversale tra i secoli, si potrà ammirare il "divino" Guido Reni, che nell'arte europea del Seicento rappresenta il paladino della classicità, in contrapposizione alla teatralità dell'arte barocca e al naturalismo caravaggesco. Per questa occasione arrivano a Domodossola l'Annunciazione della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, uno dei capolavori del grande maestro bolognese, e il San Sebastiano di collezione privata.

Sono inoltre esposte varie sculture rinascimentali di piccolo formato che documentano il gusto del collezionismo e la passione per l'Antico sviluppatisi in particolare dopo le scoperte archeologiche di primo Cinquecento.

Degli artisti Funi, Campigli, Sironi, De Chirico e Magritte la mostra offre significativi esempi accostati tra loro e in dialogo con le opere rinascimentali e classiche. Tra tutti si potrà ammirare eccezionalmente l’affascinante capolavoro di Renè Magritte, "Rena à la fenệtre" del 1937 (in foto), di collezione privata.

Ogni epoca declina un tempo del Bello e la mostra di Domodossola tenta di presentare anche con un intento didattico, particolarmente adatto alle scuole, alcuni eloquenti esempi che rendono immortale la bellezza classica, dal tardo Rinascimento al Novecento, evidenziando modelli che gli artisti fanno propri, ma adeguandoli alle esigenze culturali in auge nei diversi momenti storici.

L'allestimento della mostra è stato progettato da Studio Lys con il coordinamento di Matteo Fiorini, il progetto illuminotecnico è di LightScene Studio con Riccardo Rocco e Luca Moreni, mentre l’illuminazione è stata aggiornata e realizzata in collaborazione con Viabizzuno. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Sagep Editori d’Arte.

Novara Today

Il San Sebastiano di Carracci da Gravina a Domodossola


Una mostra intitolata I tempi del Bello.
Tra mondo classico, Guido Reni e Magritte, in programma dal 18 luglio al 25 gennaio, presso i Musei civici "Gian Giacomo Galletti" di Domodossola, all'interno della suggestiva chiesa medievale, al piano terreno di Palazzo San Francesco, curata da Antonio D'Amico, Stefano Papetti e Federico Troletti, realizzata dal Comune di Domodossola in partnership con il Museo Bagatti Valsecchi di Milano e la Fondazione Angela Paola Ruminelli, con il patrocinio della Regione Piemonte e con il sostegno di Morgran Italia S.r.l., Findomo S.r.l., Ultravox S.r.l., Punta Est S.r.l., il percorso trova il suo fulcro nella statuaria classica d'età romana del Museo Nazionale Romano e delle Terme di Diocleziano, esposta per la prima volta nel capoluogo ossolano.
Oltre quaranta opere, tra dipinti e sculture in marmo e bronzo, in prestito da prestigiosi musei italiani e collezioni private, raccontano la ricerca, sulla base dei modelli classici, del connubio di bellezza formale e valori spirituali che da sempre attraversa la storia dell'arte, adattandosi alle esigenze culturali di ogni epoca. Con un pizzico di necessario orgoglio possiamo ben dire che la nostra città, la quadreria d'arte rappresentata da un Ludovico Carracci, sarà rappresentata e presente con l'immagine del San Sebastiano come un moderno Apollo, un danzatore che si muove leggiadro nel pieno vigore della sua bellezza fisica dipinto sul finire del Cinquecento, si potrà ammirare in mostra, in prestito dalla Pinacoteca della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi di Gravina in Puglia.
gravinalife.it


Estorsione e stalking all’ex impiegato: tre arresti della polizia a Domodossola


Tre uomini, di cui due fratelli, sono stati arrestati al termine di una lunga indagine condotta dalla Squadra Mobile di Verbania e dalla polizia di frontiera di Domodossola. Una vicenda nata nel mondo del lavoro e che ha avuto quale vittima di tentata estorsione e stalking un impiegato. Da quanto ricostruito nelle indagini, da tempo il giovane e la sua famiglia venivano minacciati e perseguitati dai tre, tutti di nazionalità italiana. L’uomo dopo essersi licenziato rivendicava stipendi arretrati mai incassati.

Dalla ricostruzione dei tre uomini – che ora sono ai domiciliari – invece il tutto era nato da un licenziamento non gradito e da un prestito che l’uomo non ha restituito ai tre.

Ma dalle indagini la storia ricostruita è ben diversa. L’ex impiegato rivendicava stipendi arretrati e da tempo era sottoposto a minacce che interessavano non solo lui ma anche i componenti della sua famiglia. A un certo punto aveva anche sporto denuncia, ma i tre hanno continuato a perseguitarlo perché la ritirasse, ritrattando quanto aveva dichiarato. Così però non è avvenuto e ora i tre si trovano agli arresti domiciliari.

lastampa.it

Domodossola: 67enne investe ciclista e fugge, rintracciata grazie ai testimoni


Una donna di 67 anni è stata denunciata a Domodossola per omissione di soccorso dopo aver investito un ciclista ed essere fuggita. Il giovane ciclista ha riportato lievi ferite grazie all'intervento tempestivo dei passanti e dei Carabinieri

Nel tardo pomeriggio di lunedì 3 giugno, a Domodossola, si è verificato un grave episodio di omissione di soccorso. Una donna di 67 anni, residente in Ossola, è stata denunciata dai Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Domodossola per essersi data alla fuga dopo aver investito un ciclista.

L’incidente è avvenuto vicino allo stadio Curotti, quando un suv della Volkswagen, uscendo da un parcheggio e immettendosi sulla strada principale, ha urtato un ciclista, facendolo cadere violentemente a terra. Il ciclista, un giovane di 26 anni che stava tornando a casa dal lavoro, è stato immediatamente soccorso dai passanti che hanno assistito alla scena.

Invece di fermarsi e prestare soccorso, l’automobilista ha proseguito la marcia, tentando di far perdere le proprie tracce. Tuttavia, grazie alle tempestive testimonianze dei presenti, i Carabinieri sono riusciti a risalire rapidamente al tipo di veicolo coinvolto e a una parte della targa, che si sono rivelati determinanti per l’identificazione del suv e del suo proprietario.

La donna, classe 1956, è stata rintracciata e deferita all’Autorità Giudiziaria per omissione di soccorso e fuga dopo aver provocato un incidente. A suo carico sono state elevate anche sanzioni per varie violazioni al codice della strada. La Procura della Repubblica di Verbania è ora al lavoro per valutare le ulteriori misure legali da adottare nei confronti della donna.

Nel frattempo, il giovane ciclista è stato trasportato in ambulanza al Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA) dell’ospedale San Biagio di Domodossola. Fortunatamente, ha riportato solo lievi ferite ed è stato prontamente dimesso dopo le cure necessarie.

I Carabinieri di Domodossola continuano a monitorare la situazione e a sensibilizzare la comunità sull’importanza di una guida responsabile e del soccorso immediato in caso di incidenti. L’episodio di lunedì è un monito per tutti gli automobilisti sulla necessità di prestare sempre attenzione alla sicurezza di tutti gli utenti della strada, siano essi pedoni, ciclisti o altri conducenti.

laprovinciadivarese.it

Arrestata con 3 chilogrammi di droga su un treno a Domodossola

 

- I militari della guardia di finanza di Domodossola (Verbano-Cusio-Ossola) hanno arrestato un corriere della droga che, a bordo di un treno proveniente da Basilea e diretto a Milano, stava trasportando oltre 3,3 chilogrammi di sostanza stupefacente, tra cocaina ed eroina. Si tratta di una donna di nazionalità nigeriana, ora in carcere a Vercelli.

Nella borsa con cui viaggiava, la donna nascondeva 276 ovuli e 7 pepite di sostanza stupefacente, per un totale di 1.438 grammi di cocaina purissima e 1.870 grammi di eroina. Una volta tagliata e immessa sul mercato, la droga avrebbe potuto fruttare circa 200mila euro.

giornaledibrescia.it

Novità al Calvario: trasferimento per il rettore don Michele, al suo posto don Gianni Picenardi. Torna anche don Vito Nardin


vcoazzurratv.it

Sono diverse le novità che interesseranno nelle prossime settimane il Sacro Monte Calvario di Domodossola. Dal 1° settembre cambio al vertice. L’attuale rettore, don Michele Botto Steglia è stato stato destinato alla parrocchia che i padri rosminiani hanno a Roma, all’Eur. Originario della provincia di Biella, don Michele era stato nominato a capo del sacro monte domese nell’estate 2020, è anche prevosto della Parrocchia del Sacro Cuore di San Quirico.

Al Calvario come rettore torna don Gianni Picenardi, attualmente impegnato presso il Centro Internazionale di studi rosminiani di Stresa.
Dopo aver guidato come preposito generale l’Istituto della Carità (era stato nominato padre generale dei rosminiani, dal 2013 al 2021) torna al Calvario di Domodossola anche Don Vito Nardin. Aveva lasciato l’incarico al vertice dei rosminiani per limiti di età, da due anni era a Rovereto, presso la casa natale di Antonio Rosmini.

Domodossola pronta ad accogliere la Sbrinz-Route

La rievocazione degli antichi contatti commerciali italo-svizzeri festeggia i 20 anni




ossolanews.it
Preparativi in corso per accogliere sabato 26 agosto, tra le ore 17.00 e le ore 18.00 la carovana della Sbrinz-Route, composta da un numeroso gruppo di someggiatori, cavalli ed escursionisti. Una manifestazione che festeggia il XX anniversario. Anche l’amministrazione comunale ha già programmato l’accoglienza dalle porte della città fino alla piazza, attraverso un percorso che vedrà interessate alcune vie cittadine quali Via Sempione, Via Giovanni XXIII, primo tratto di Via Binda, Via Cadorna, Piazza Cavour e Via Briona.
La festa di benvenuto avverrà come sempre in piazza Mercato. con la partecipazione delle associazioni domesi e delle donne in costume ma anche alcune bancarelle con prodotti del territorio ossolano. Si calcola che quest’anno possano essere circa 70 i someggiatori che trasportavano le merci con gli animali da soma.
Ricordiamo che la Sbrinz Route ripercorre l’antico cammino commerciale che, attraverso la via del Gries, nei secoli scorsi, consentiva di portare sale, granaglie e vino in terra elvetica e pregiati formaggi, fra i quali lo Sbrinz in terra italiana.

Domodossola, Martina Morgante è il nuovo primario di Medicina dell’ospedale San Biagio

Martina Morgante, classe 1975 e origini venete, è il nuovo primario del reparto di medicina interna dell’ospedale San Biagio di Domodossola. Il suo incarico durerà cinque anni a partire dal 1° aprile. Morgante è stata riconosciuta idonea in quanto ha conseguito il miglior punteggio di valutazione complessiva nel concorso bandito dall’Asl Vco. Subentra a Maria Adele Moschella, primario del reparto di medicina andata in pensione.

Martina Morgante si è laureata nel 1999 all’università di Pisa, dove si è specializzata in reumatologia nel 2003. Ha conseguito il diploma master malattie rare nell’anno accademico 2021-2022 ed è autrice di numerose pubblicazioni scientifiche. Nel suo curriculum, ha lavorato prima al pronto soccorso di Ivrea e poi nel reparto di geriatria all’ospedale di Cuneo. Attualmente era dipendente dell’Asl di Biella dove esercitava attività specialistica di reumatologia.

La Stampa

Accrescere anche a scuola la consapevolezza dei benefici di una sana alimentazione. Nella Direzione Didattica 2° Circolo di Domodossola avviato il progetto ministeriale “Frutta e verdura nelle scuole”

 

 

Nei plessi di Cosasca e Trontano della Direzione Didattica 2° Circolo di Domodossola (VB) avviato il progetto ministeriale “Frutta e verdura nelle scuole”: è un programma promosso dall’Unione Europea, realizzato dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, e svolto in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il Ministero della Salute, Agea, le Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano.

Il programma è rivolto ai bambini che frequentano la scuola primaria (6-11 anni) e ha lo scopo di incrementare il consumo dei prodotti ortofrutticoli e di accrescere la consapevolezza dei benefici di una sana alimentazione.

Nelle scuole Kennedy di Domodossola (sede centrale della D.D.2Circolo.Domo) sono già previste almeno due giornate con merenda a base di frutta. Si tratta di frutta intera, pronta ad essere consumata direttamente con la buccia (come mele, pere, ecc.) oppure porzionata, pronta all'uso (come la macedonia).

L'obiettivo del programma è quello di:

  • divulgare il valore ed il significato della stagionalità dei prodotti;
  • promuovere il coinvolgimento delle famiglie affinché il processo di educazione alimentare avviato a scuola continui anche in ambito familiare;
  • diffondere l’importanza della qualità certificata: prodotti a denominazione di origine (DOP, IGP), di produzione biologica;
    sensibilizzare gli alunni al rispetto dell’ambiente, approfondendo le tematiche legate alla riduzione degli sprechi dei prodotti alimentari.

Le misure di accompagnamento programmate dal Ministero hanno quale obiettivo prioritario quello di “informare” e sviluppare un consumo consapevole della frutta e della verdura, privilegiando la distribuzione del prodotto fresco.

Il programma prevede la realizzazione di specifiche giornate a tema, quali visite a fattorie didattiche, corsi di degustazione, attivazione di laboratori sensoriali, al fine di incoraggiare i bambini al consumo di frutta e verdura e sostenerli nella conquista di abitudini alimentari sane.

Link al Progetto Ministeriale: www.fruttanellescuole.gov.it/home

In 30 mila hanno già preso il treno del foliage da Domodossola alla Svizzera

 

Grazie ad una stagione particolarmente favorevole dal punto di vista meteorologico e al ritorno alla totale normalità dopo le restrizioni Covid, il Treno del Foliage® ha registrato nella prima parte d’autunno un vero e proprio record di viaggiatori. Sono stati 30.000 in sole tre settimane: viaggiatori grandi e piccini provenienti da ogni regione d’Italia e dalla Svizzera – ma non solo – hanno scelto di salire a bordo dei convogli della Ferrovia Vigezzina-Centovalli, che unisce due nazioni attraverso 52 km di percorso inserito dalla Lonely Planet tra i dieci più spettacolari d’Europa.

Dal 7 novembre la ferrovia ha dovuto interrompere i suoi collegamenti internazionali a causa di importanti lavori di ANAS sull’arteria stradale che sovrasta il percorso ferroviario, ma le due porzioni di linea regionali (da Domodossola a Re nella parte italiana e da Locarno a Camedo in quella ticinese) sono percorribili regolarmente.

Per questo, approfittando di una “natura in ritardo” – il meglio dei colori autunnali infatti, a causa delle temperature primaverili registrate del mese di d’ottobre, deve ancora arrivare – la Ferrovia Vigezzina- Centovalli invita tutti coloro che non sono riusciti a viaggiare sul Treno del Foliage® tra ottobre e novembre (nei weekend i posti si sono esauriti in pochissimo tempo) ad approfittare delle prossime due settimane.
La tratta italiana presenta infatti ancora sfumature interessanti e le temperature notturne in discesa dovrebbero conferire alle montagne della Valle Vigezzo scenari prettamente autunnali: quale migliore occasione dunque per godersi un viaggio – certamente più breve, date le limitazioni al traffico internazionale – ma ugualmente ricco di spunti?

Partendo da Domodossola in soli 45 minuti si può raggiungere Santa Maria Maggiore, il borgo principale della Valle Vigezzo, oppure, con una manciata di minuti in più, gli altri centri, come Malesco e Re.
La prima neve ha di recente imbiancato le cime più alte della Valle dei Pittori, ma i boschi sono ancora percorribili con facilità e dunque, scesi dai convogli bianchi e blu, sarà naturale immergersi letteralmente nella tavolozza dell’autunno, lungo semplici sentieri, antiche mulattiere o anche attraverso la comoda pista ciclo-pedonale che percorre tutta la vallata ossolana, con 13 km di itinerario adatto anche ai camminatori meno esperti, tra conifere e boschi di faggio. E prima di iniziare il viaggio da Domodossola il consiglio è di visitare il cuore antico della città, la splendida Piazza Mercato e i meravigliosi palazzi storici, tra cui Palazzo San Francesco, recentemente rinnovato e sede degli imperdibili Musei Civici, che ospita fino all’11 dicembre l’interessante mostra “Nel segno delle donne. Tra Boldini, Sironi e Picasso”.

La linea internazionale tornerà operativa dal 1° dicembre, alla vigilia di grandi eventi natalizi tra Italia e Svizzera, tutti raggiungibili comodamente con i treni della Vigezzina-Centovalli: dal Mercatino di Natale di Santa Maria Maggiore (dal 9 all’11 dicembre) a quello di Domodossola (17-18 dicembre) fino a Locarno on Ice (inaugurazione il 18 novembre e poi apertura fino all’8 gennaio 2023).

quotidianopiemontese.it

Conclusi i lavori, torna in via Rosmini il mercato di Domodossola



Si torna alla normalità, anche se alcuni ambulanti rimarranno dove si sono trasferiti da un anno

A Domodossola il mercato torna in via Rosmini. Conclusa la riqualificazione urbanistica della zona, le bancarelle tornano al loro posto.  Il progetto dal Borgo della cultura al Sacro Monte Calvario è ormai in dirittura di arrivo. Per il completamento manca infatti  solo la piantumazione del nuovo patrimonio arboreo.
Passaggi ininfluente al ritorno delle bancarelle. Nei giorni scorsi i rappresentanti degli ambulanti domesi hanno ricevuto la mail con cui gli uffici comunali preannunciano l’imminente il trasloco. L’atto ufficiale è stato pubblicato in queste ore all’albo pretorio. On line anche la mappa della nuova dislocazione delle bancarelle. L’informazione relativa al nuovo trasloco arriverà a tutti i diretti interessati, in maniera capillare, nei primi giorni della prossima settimana. Il week end di metà novembre segnerà il ritorno alla normalità per  la zona compresa piazza Tibaldi e Madonna della Neve. Cambierà però la predisposizione dei banchi. Saranno disposti in maniera alternata lungo i due lati della piazza. Ma non tutti gli ambulanti hanno scelto di tornare in via Rosmini. Alcuni infatti rimarranno dove si sono trasferiti da un anno a seguito dell’apertura del cantiere di riqualificazione della zona.
Al ritorno del mercato guardano con soddisfazione anche i titolari delle attività economiche che si affacciano lungo via Rosmini : bar, ristoranti, negozi. La presenza degli ambulanti e dei loro clienti è certamente fatto positivo soprattutto in termini economici. 

vcoazzurratv.it

La difesa dei baristi del centro: “Domodossola è una città tranquilla”

 


Gli esercenti prendono le distanze dalle polemiche dei residenti che contestano vandalismi e schiamazzi
La Stampa

Domodossola sottoscriverà la convenzione sulla Carta europea della disabilità


 Il Comune di Domodossola sarà il nono in Italia a siglare la convenzione con il ministero per le disabilità per l'attivazione della Carta europea della disabilità. La proposta è arrivata attraverso una mozione illustrata giovedì in consiglio comunale dalla consigliera della Lega Maria Elena Gandolfi ed approvata all'unanimità.

La mozione impegna il sindaco ad operare per porre in essere l'iter necessario per riconoscere , nell’ambito delle attività e dei servizi erogati dal Comune, ai titolari della Carta europea della disabilità una serie di agevolazioni che ne favoriscano l’accesso all’offerta culturale, ricreativa e socializzante della nostra città, contribuendo a garantire la piena partecipazione alla vita sociale e consentendo un accesso più semplice e rapido ai servizi attraverso la semplice esibizione della Carta Europea della Disabilità.

“È uno strumento recente – ha detto Gandolfi – fortemente voluto dalla ministra Stefani in un percorso intrapreso dalla Lega nello scorso governo. Questa carta, che viene rilasciata a tutti i disabili che ne facciano richiestasostituisce a tutti gli effetti i certificati cartacei attestanti la condizione di disabilità. Tutto questo contribuisce, oltre alla sburocratizzazione, anche ad agevolare i disabili nel conseguimento di benefici, supporti e opportunità. Uno strumento di civiltà che non è stato ancora recepito appieno, tant’è che il nostro sarà solo il nono Comune convenzionato nel nostro Paese, saremo pionieri di questo straordinario progetto. Con questa tessera sarà sempre più facile accedere ai vari servizi da parte delle persone con disabilità, peraltro in un regime di reciprocità con gli altri Paesi dell’Unione Europea, il che, oltre ad essere inclusivo, potrebbe essere di promozione per il territorio” .

Il sindaco ha ringraziato la consigliera per la mozione proposta. “Ho preso contatto con gli uffici – ha detto il sindaco - ed è un iter che possiamo attuare” è stata però respinta la parte in cui si chiedeva al Consiglio di farsi promotore di questa iniziativa anche presso associazioni private, gestori di piscine, musei, teatri, fondazioni.

La Carta sostituisce i verbali e gli altri documenti cartacei delle diverse amministrazioni per la certificazione della propria condizione di disabilità attraverso un codice QR. L’adesione alla Carta europea, in formato tessera, consentirà di di accedere a beni e servizi pubblici e privati gratuitamente o a tariffe agevolate. Una volta concluso l’iter, a Domodossola sarà possibile richiedere la Disability card direttamente sul sito dell’Inps, che ha una sezione dedicata.

ossolanews.it

Dall'1 settembre al 30 settembre 2022 Aperte le iscrizioni all'ASILO NIDO Comunale "L'AQUILONE" anno 2022/2023

 Le domande (vedi qui) possono essere trasmesse:

- via PEC a protocollo@pec.comune.domodossola.vb.it
- alla mail servizi.sociali@comune.domodossola.vb.it
- consegnate all'Ufficio protocollo Palazzo di Città (P.zza Repubblica dell'Ossola, 1)

Non oltre le ore 12.00 del 30 settembre 2022

Per info: 0324 46545



La nuova piazza della Madonna della Neve riqualifica Domodossola

 

Terminati i lavori di pavimentazione, i domesi si sono riappropriati nuovamente della piazza della Madonna delle Neve che è stata aperta ai pedoni riqualificata. I primi turisti in visita nella città dopo l’intervento scattano le foto, ma non solo loro, gli stessi domesi si fermano estasiati a guardare questo angolo della città che ha cambiato letteralmente aspetto e ad immortalare la piazza con il cellulare.

Si tratta di una parte di un grande progetto denominato dal Borgo della Cultura al Sacro Monte Calvario, frutto di un accordo di programma che ha visto partecipi il Comune, la Sovrintendenza, l’Ente di gestione Sacri Monti, la Parrocchia e i Rosminiani, che ha ottenuto un finanziamento della Fondazione Cariplo per 1,1 milioni di euro. Un intervento che renderà più appetibile dal punto di vista turistico la città. In pratica ci sarà una riqualificazione della viabilità che da piazza Tibaldi porta ai piedi della via Crucis del Calvario,la pavimentazione con serizzo e palissandro è in linea con lo stile degli interventi già eseguiti in via Galletti e corso Fratelli di Dio.

Un investimento di oltre 3 milioni di euro e un progetto di grande valenza per il turismo in generale e per quello religioso in particolare.

sdnovarese.it

Le principali formazioni partigiane attive in Ossola tra ispirazioni ideologiche contrastanti, collaborazione e conflitti. E vittime

 


La morte di Filippo Beltrami (Megolo, 13 febbraio 1944) fu favorita dal capo partigiano comunista Vincenzo (“Cino”) Moscatelli?
È uno dei tanti capitoli tuttora controversi della Resistenza, anche se a guerra finita (dicembre 1946) – ma era già iniziato lo scontro politico tra democristiani e comunisti – un giornale vicino alla Dc (La Verità) accusò apertamente Moscatelli non solo di non essere intervenuto a rompere l’accerchiamento dell’alleato, ma addirittura di aver ucciso la staffetta che Beltrami aveva inviato per chiedere rinforzi anche perché riteneva imminente il loro arrivo.

STORIA/ Quel patto tra partigiani e nazifascisti per liberare Domodossola (senza i "rossi")
Limitiamoci però all’essenza politica, ovvero al chiaro tentativo da parte di Moscatelli – che prese corpo progressivamente dalla fine del ’43 – non solo di ridurre l’influenza di una banda “concorrente”, ma soprattutto di un leader come Beltrami, capace di calamitare intorno a sé numerosi giovani borghesi che salirono in montagna (in inverno!) pieni di entusiasmo ed idealità, ma anche senza valutarne le conseguenze e soprattutto senza un’adeguata preparazione.

Le brigate comuniste si dimostrarono invece da subito superiori per inquadramento e disciplina, ma soprattutto perché alla lotta armata faceva da supporto un profondo lavoro politico ed anche una costante verifica ideologica degli organici. È un aspetto importante in vista di quanto avverrà nei mesi successivi: i “garibaldini” non esitavano nei colpi di mano esponendo la popolazione civile alle rappresaglie, i gruppi cattolici e “badogliani” sembrano invece avere una propria etica nelle azioni, tenendo senz’altro in maggior conto le conseguenze della reazione fascista e tedesca. Nei mesi successivi e prima del fatale scontro di Megolo (13 febbraio 1944), Beltrami unisce le proprie forze a quelle di un altro leader della resistenza cattolica, il maggiore dell’esercito Alfredo Di Dio, ed insieme cominciano a rappresentare una potenziale una minaccia per l’egemonia comunista della zona.
L’8 gennaio del 1944 Beltrami si incontra per alcune ore ad Armeno (Novara) addirittura contestualmente con il capo della provincia (il già ricordato prefetto Dante Tuninetti), il vescovo mons. Ossola ed il questore di Novara. Presente è anche l’altro capo partigiano, Alfredo Di Dio, e questo silenzioso mutuo riconoscimento tra le parti crea scompiglio e reazioni nel campo della Resistenza. Si parla a lungo di un accordo per la gestione del territorio e dell’ipotesi di creare una zona smilitarizzata ai piedi delle Alpi, ma è impossibile sapere quale strada avrebbe preso questo tentativo di accordo: Beltrami verrà ucciso a Megolo solo un mese dopo.

Alfredo Di Dio e la “Valtoce”
Alfredo Di Dio – già responsabile militare della brigata “Beltrami” dopo l’unificazione delle due unità – si salvò a Megolo perché detenuto nel carcere di San Vittore, a Milano, dove era stato intercettato dalla polizia fascista. Era infatti giunto nel capoluogo lombardo con un salvacondotto emesso dalle autorità fasciste di Novara e con l’impegno dichiarato (gli accordi sembra fossero stati presi proprio ad Armeno) di verificare la possibilità di creare zone franche ai piedi delle Alpi in altre province. In effetti Di Dio fu liberato il 6 marzo e tornò subito in Valstrona, dove riorganizzò una propria unità di impronta democristiana e cattolica, in evidente contatto con il clero locale. Di Dio era anche un militare di carriera con una propria vivace impronta culturale ed era – soprattutto – notoriamente un cattolico anticomunista, tanto che la sua formazione “Valtoce” raccolse molti esponenti dell’Azione Cattolica lombarda e novarese che salivano dalla pianura ed erano avviati in montagna dai parroci della zona. Una presentazione della sua linea è chiaramente enunciata da un documento programmatico edito il 27 settembre 1944, proprio durante la Repubblica dell’Ossola e pochi giorni prima della sua morte: “Innanzitutto siamo dei militari. Non vogliamo rilevare il nomignolo di ‘Opera pia’ che talora sentiamo serpeggiare nei nostri confronti. Ma se quei signori (l’allusione è alle formazioni partigiane comuniste, ndr) con ‘Opera pia’ intendono alludere alla dirittura morale del nostro Comando oppure all’assidua protezione ed all’interessamento che da sempre abbiamo inteso per la popolazione civile, allora noi ne siamo fieri. Noi non discutiamo le varie tendenze politiche ed i vari colori (…), ne facciamo una questione di onestà e serietà. Definire il nostro programma è semplice e breve e si riassume nel motto della nostra formazione: ‘la vita per l’Italia’. Per ora siamo solo dei militari e non vogliamo avere alcuna ingerenza di partito…”.

Dionigi Superti e la “Valdossola”
La terza delle formazioni “autonome” operanti nella zona fu il “Battaglione Valdossola” al comando del maggiore Dionigi Superti. La caratteristica principale dell’unità fu anche in questo caso una assoluta indipendenza da qualsiasi partito politico – pur ammettendo Superti che chiunque dei suoi membri facesse una eventuale propria propaganda politica all’interno dell’unità – e questo atteggiamento fu guardato con profonda diffidenza anche dai vertici del Cln di Milano che la consideravano politicamente “sospetta”. D’altronde la figura di Superti è emblematica e controversa: aviatore della squadriglia Baracca nella prima guerra mondiale, legionario fiumano, fascista mai iscritto al Pnf, probabilmente agente segreto italiano (qualche autore lo ritiene invece agente del Sis inglese), residente all’estero dal 1936 al 1940, massone, Superti raccolse l’eredità di Beltrami ed insieme a Bruno Rutto ricostituì un’unità nella primavera del ’44 (chiamata proprio “Beltrami”) politicamente rigidamente autonoma, ma collegata operativamente con la “Valdossola”.

Le brigate “garibaldine”
In campo partigiano vi erano però altre forze di chiaro segno politico, ad iniziare dalle “Brigate Garibaldi”, formalmente autonome ma di fatto strettamente collegate al Pci (Partito comunista italiano) e che in Ossola vedranno impegnati numerosi esponenti di quel partito. A guerra finita, alcuni diventeranno noti leader politici comunisti: da Amendola a Pajetta, da Secchia a Moscatelli. Queste unità “garibaldine” si svilupparono inizialmente in Valsesia, dove di fatto controllarono l’intera vallata e di qui si spinsero poi verso Omegna e la Valstrona per poi spandersi in Ossola, soprattutto dopo la scomparsa del capitano Beltrami. Inquadrate da commissari politici, efficaci nella diffusione della stampa clandestina, collegate strettamente con i Gap (Gruppi di azione patriottica) della pianura e che nelle città effettuavano audaci colpi di mano ed eliminazioni fisiche di esponenti fascisti, i “garibaldini” non esitarono a tenere rapporti anche duri con le popolazioni delle zone da loro controllate, né mostrarono clemenza con i nemici catturati, adottando spesso il metodo del terrore anche nei confronti delle popolazioni civili. Numerosi furono a questo proposito gli scontri e le divergenze tra le diverse formazioni partigiane, anche se nella primavera del ’44 si cercò – con tutta una serie di incontri e non senza continue, profonde divergenze – di predisporre un piano insurrezionale comune. Difficile dare una valutazione numerica delle singole unità partigiane, perché furono sempre di numero estremamente variabile e legato sia alle contingenze stagionali sia anche al passaggio di uomini da questa o quella formazione. Si può parlare comunque di diverse centinaia di uomini, dei quali però solo una parte effettivamente combattenti, e dei quali le brigate Garibaldi rappresentavano da sole circa il 50 per cento. Una stima attendibile fa salire a 1000-1200 i partigiani operanti complessivamente in Valdossola all’inizio di settembre del ’44.
(2 – continua)
sussidiario.net

Repubblica dell’Ossola: un esperimento politico partigiano che 78 anni fa aveva in sé tutte le caratteristiche della futura Italia repubblicana

Alla fine dell’estate del 1944 nasceva e moriva in poco più di 40 giorni una interessante esperienza politica che viene ricordata come la Repubblica partigiana dell’Ossola.

Ormai scomparsi i personaggi che vi diedero vita, credo che più di una parentesi militare sia stata una prova generale di quella che anni dopo divenne l’Italia repubblicana, anticipando anche la svolta occidentale ed anticomunista del 1948 che porterà l’allora Pci a un lungo periodo di opposizione. Quella che segue è una ricostruzione dei fatti che portarono alla nascita di questa prima realtà democratica.

Le valli dell’Ossola, a nord del Lago Maggiore, nell’attuale provincia di Verbania rappresentano un’area di circa 1.500 kmq. Sono un grande triangolo che si incunea nel territorio elvetico verso il Cantone Vallese al di là delle Alpi e il più facilmente raggiungibile Canton Ticino.

La vallata principale del fiume Toce è ampia, pianeggiante, oggi molto antropizzata, e si dirama in numerose vallate minori che salgono a raggiera verso le Alpi ed hanno il loro centro economico e geografico in Domodossola.

Montagne, a differenza di oggi, allora molto più abitate, attraverso le quali è sempre stato relativamente facile passare in Svizzera, nazione neutrale durante la seconda guerra mondiale.

L’area, popolata anche allora da circa 80mila persone, oggi concentrate molto di più nel fondovalle, non disponeva di risorse alimentari od agricole sufficienti e dipendeva quindi totalmente, per gli  approvvigionamenti, da sud. Si trattava allora di una zona molto industrializzata rispetto alla media italiana. L’Ossola “esporta” ancora oggi energia idroelettrica e prodotti metallurgici di trasformazione, ma  necessita di approvvigionamenti costanti di materia prima.

Dal punto di vista militare e strategico l’area non era assolutamente rilevante, salvo che per la facilità appunto di passare in Svizzera, aspetto importante per il contrabbando ma anche l’espatrio di ebrei, resistenti, prigionieri di guerra.

Va ricordato anche che l’ampio polmone verde centrale della provincia – ora Parco Nazionale della Val Grande – era allora abitato da numerosi montanari ed esistevano molti alpeggi presso i quali era possibile trovare rifugi di emergenza, in buona parte distrutti nel rastrellamento tedesco del giugno 1944.

Era comunque possibile organizzare colpi di mano anche contro località importanti (Domodossola, Villadossola, Cannobio) rimanendo “coperti” fino a poche decine di metri dall’obbiettivo, con molti abitanti dei paesi delle valli o delle frazioni dei centri maggiori che passavano alternativamente in zone controllate dalle due parti belligeranti anche più volte nello stesso giorno, rendendo di fatto difficili o superflui i controlli.

La gran parte della gente – e me lo ha sempre ricordato di chi visse quegli anni – non stava né di qua né di là, semplicemente sperava che la guerra finisse presto cercando intanto di superare i momenti più duri. In ogni famiglia vi erano poi infiniti casi personali: fratelli divisi e militanti sui due fronti, dissensi, nuclei famigliari divisi dagli eventi.

È la pagina vera e spesso poco conosciuta di un conflitto vissuto con convinzione da minoranze e sopportato con angoscia dalla gran parte della popolazione, che spesso non aveva mai avuto occasione di conoscere altro che il fascismo e la sua martellante azione propagandistica. Così come ogni azione partigiana rischiava di ripercuotersi poi sulla popolazione civile, creando lutti, rappresaglie, vendette che – come avvenne soprattutto dopo il 25 aprile – poco o nulla avevano di politico quanto spesso di conflitto od odio personale.

All’inizio non vi furono azioni partigiane degne di nota, anche se si raccoglievano in montagna – a volte sperando di poter passare facilmente in Svizzera – nuclei di civili provenienti da diverse zone del Nord Italia, ma poi sempre più frequentemente militari sbandati dopo l’8 settembre, renitenti alla leva di Salò, primi nuclei di resistenti. Anche in questo caso erano spesso ragazzi giovanissimi che, come avveniva sull’altro fronte, si trovavano improvvisamente adulti davanti allo sfascio della nazione dopo l’8 settembre. Da sottolineare come molti giovani partigiani salivano in montagna per sfuggire alla chiamata alle armi della repubblica fascista o instradati da amici, parroci, compagni di studi.

“Spesso – la circostanza mi era stata confermata qualche anno fa dal comandante “Arca”, al secolo Armando Calzavara, mio amico personale – questi ragazzi arrivavano in treno a Domodossola o in battello a Verbania dalla Lombardia e cercavano di capire dove fossero i partigiani per poi mettersi in strada, a piedi, verso le montagne. Prima o poi li trovavano, ma innanzitutto rischiavano di brutto e poi non avevano alcuna idea di cosa fosse sul serio fare la guerra. Tante volte li ho rimandati a casa, chissà se ci sono tornati”.

Più organizzati, invece, gruppi di giovani cattolici vicini alle parrocchie lombarde – in particolare di Milano e della Brianza – che venivano instradati tramite una “rete” cattolica e che infatti rafforzarono soprattutto le brigate partigiane “azzurre”.

La prima azione degna di nota fu la “battaglia di Villadossola” avvenuta l’8 e 9 novembre 1943, quando un gruppo di circa 20 partigiani entrarono in paese scendendo dall’impervia e boscosa Valle Antrona senza attaccare – almeno in un primo tempo – il presidio fascista, ma razziando l’ufficio postale e la direzione di due stabilimenti metallurgici dove furono prelevati fondi cospicui e fu anche ucciso uno dei dirigenti.

I partigiani si disimpegnarono il giorno stesso risalendo la vallata e lasciando sul terreno alcuni morti, oltre ad uccidere alcuni tedeschi sulla via della ritirata, atto che nei giorni successivi diede vita ad una sanguinosa rappresaglia.

Il risultato militare fu minimo, ma senz’altro spezzò il periodo di relativa calma che si era protratto da settembre, preoccupò i gruppi fascisti posti a presidio dei singoli paesi (e spesso facilmente isolabili) ed alla popolazione diede un forte segnale di presenza partigiana nella zona.

Un episodio simile si ebbe anche ad Omegna il 30 novembre, ma questa volta l’attacco fu opera di due reparti partigiani molti diversi tra di loro: un reparto di “garibaldini” (comunisti) provenienti dalla Valsesia ed un altro di “autonomi” al comando dell’ex ufficiale dell’esercito architetto Filippo Beltrami, un professionista milanese sfollato nella zona.

Mentre i primi si limitarono ad una puntata in città prelevando armi e derrate alimentari, Beltrami assunse invece per qualche giorno il comando in città – dove pur restarono, indisturbati, ma consegnati in caserma, alcuni reparti fascisti – arrivando (l’episodio non è segnalato solo da Giorgio Pisanò nella sua Storia della Guerra Civile in Italia ma confermato anche dalle fonti antifasciste) a telefonare al comandante fascista della provincia di Novara, il prefetto Dante M. Tuninetti, per annunciargli di “tenere la piazza”.

Un esempio che illumina la personalità di Beltrami, ufficiale di vecchio stampo, borghese, cavalleresco e generoso. Una figura che ebbe grande ascendente sull’opinione pubblica locale e tra quegli ambienti cattolici e liberali che temevano i gruppi comunisti.

Beltrami ebbe rapporti addirittura amichevoli con Tuninetti ed altre autorità fasciste, tanto che i due si incontrarono a lungo arrivando ad una sorta di armistizio di fatto per l’assistenza alla popolazione locale che attraversava un periodo di grave penuria di generi alimentari.

Ritiratosi presto sulle montagne sovrastanti Omegna, Beltrami fu considerato un traditore da parte delle brigate garibaldine di Moscatelli per questi suoi buoni rapporti con le autorità nemiche e quando, poco tempo dopo, si ritrovò – come vedremo – circondato da forze soverchianti nell’abitato di Megolo (centro a mezza costa della bassa Valdossola, nel comune di Pieve Vergonte) nessuno corse in suo soccorso, tanto che morì insieme a numerosi suoi compagni (tra i quali Antonio Di Dio, fratello di Alfredo) dopo una dura lotta durata diverse ore, senza accettare le intimazioni di resa.

Fascisti e tedeschi che l’avevano circondato resero ai caduti – e l’episodio è veramente anomalo in una guerra civile – l’onore delle armi.

(1 – continua)

Il sussidiario.net

Nel segno delle donne. Tra Boldini, Sironi e Picasso a Domodossola

Il ruolo della donna tra fine ’800 e ’900, visto con gli occhi dei maestri della pittura

Nel segno delle donne. Tra Boldini, Sironi e Picasso è un racconto artistico dedicato ai cambiamenti della figura femminile tra fine ‘800 e la prima metà del ‘900. Una sessantina tra dipinti, foto, sculture – ma anche abiti e macchine fotografiche – per documentare il nuovo ruolo della donna nelle sue diverse sfaccettature: intellettuali, lavoratrici, giovani, anziane…

Oltre agli artisti citati dal titolo, da ammirare una galleria di magnifici ritratti femminili firmati Zandomeneghi, Fattori, Lega, Carrà, Pellizza da Volpedo, Sironi, Modigliani. Un’occasione anche per scoprire, dopo la recente riapertura, i Musei Civici Gian Giacomo Galletti.

Info: Musei Civici Gian Giacomo Galletti
Palazzo San Francesco, Domodossola
Fino all’11 dicembre
Comune.domodossola.vb.it

Uomo di 35 anni trovato morto in casa a Domodossola


 IL corpo senza vita di un uomo di 35 anni è stato trovato nella serata di sabato in una abitazione di Domodossola, nelle vicinanze della stazione ferroviaria internazionale. E’ stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco per accedere nella casa: quando sono entrati con il personale del 118 hanno trovato il corpo dell’uomo senza vita.

Sul posto sono subito arrivati anche i carabinieri di Domodossola che stanno indagando sulle cause del decesso. Escluse, per il momento, responsabilità di terzi. L’uomo era di Domodossola e aveva anche una figlia.

La Stampa