google.com, pub-1709475914964886, DIRECT, f08c47fec0942fa0 Domodossola News

Estate: boom presenze anche in montagna, salgono a 71 milioni

© ANSA Vacanze estive non solo al mare ma anche in montagna: sulle Dolomiti e le Alpi ma anche sugli Appennini continua il boom delle presenze turistiche. Secondo uno studio di Jfc che l'ANSA pubblica in anteprima complessivamente - nell'estate 2022 - si raggiungeranno 71 milioni di presenze presso strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere di vario genere, seconde case, etc. "Un dato rilevante, se comparato ai 49 milioni di presenze registrate lo scorso anno in questi ambiti. Per le vacanze estive in montagna continua la fase di rilancio e di scoperta iniziata con l'avvento del Covid-19" commenta Massimo Feruzzi di Jfc. Con un punteggio complessivo di 1.172 voti Cortina d'Ampezzo è la regina nel ranking delle destinazioni montane ed appenniniche estive stilata da Jfc. Al secondo posto si posiziona la valdostana Courmayeur con 1.144 voti ed al terzo posto, invece, una destinazione trentina: si tratta di Madonna di Campiglio, con 920 punti.
Mare "Non solo in inverno, ma anche in estate, queste destinazioni mantengono la propria posizione di leadership. Per questa rilevazione abbiamo complessivamente analizzato ben 16.045 voti utili (solo per quanto riguarda le prime 20 posizioni delle cinque categorie)" commenta Massimo Feruzzi, amministratore unico di Jfc e autore dello studio. Jfc realizza poi singole classifiche su classifiche su varie tematiche da cui emerge che Courmayeur, seguita da Bormio e da Bressanone sono state indicate come le destinazioni più "rilassanti e tranquille"; Livigno, San Vigilio di Marebbe e Molveno come le destinazioni più "green". Gli Italiani, inoltre, considerano Andalo, Asiago e Canazei le destinazioni più "family", mentre la destinazione più "divertente" è Madonna di Campiglio, seguita da Cortina d'Ampezzo e Livigno. Infine, gli Italiani indicano come destinazione montana/appenninica più "trendy" Cortina d'Ampezzo, seguita da Courmayeur e Madonna di Campiglio". (ANSA).

L'Ossola Guitar Festival edizione 2022 conclusa con grande successo

 


Con il concerto in programma ieri sera a Bognanco, si  è chiusa la 26ªedizione dell'Ossola Guitar Festival che nei giorni scorsi ha fatto tappa a Baceno e Cardezza.
Il Festival, che sposa da sempre la parallela finalità di far apprezzare le suggestive location del nostro territorio, ha ospitato, nella monumentale Chiesa di San Gaudenzio a Baceno, la performance di un giovane ma già affermato duo, quello costituito dal soprano Serena Fazio e dal chitarrista Francesco Spina. Una esibizione che ha riportato alla luce con slancio ed espressività alcune importanti pagine vocali novecentesche di diversi paesi europei, ma che ha anche riservato un paio di incursioni nel repertorio solistico della chitarra con due fondamentali opere del brasiliano Heitor Villa-Lobos.
La Chiesa di Cardezza ha invece ospitato ieri sera il Duo Equinox, costituito da Giovanni Lanzini al clarinetto e Fabio Montómoli alla chitarra. “Ciao Italia” è il titolo del progetto presentato: un excursus da Paganini alla tradizione napoletana per passare da alcuni celebri estratti del repertorio operistico. Il pubblico di Cardezza ha potuto apprezzare il duo toscano che ha saputo entusiasmare i partecipanti per le briose ed eleganti interpretazioni. 
Ed è stato nel padiglione intitolato a Carlo Angela (padre del celebre Piero) presso il Parco delle Terme di Bognanco che ieri sera si è tenuto il decimo ed ultimo concerto di questa 26ªedizione dell'Ossola Guitar Festival. 

vcoazzurratv.it

Stasera, lunedì 8 agosto alle ore 21.15 nella Sala Bozzetti del convento dei padri Rosminiani al Sacro Monte Calvario di Domodossola Jazz made in Ossola


Stasera, lunedì 8 agosto alle ore 21.15 nella Sala Bozzetti del convento dei padri Rosminiani al Sacro Monte Calvario di Domodossola si terrà il concerto "Let's go ahead” con il Roberto Mattei Hurricane Septet. Un appuntamento dedicato al lavoro di un autore e interprete ossolano, con un grande respiro internazionale e che guarda al panorama contemporaneo della grande musica jazz.
Roberto Mattei, presenta con il suo “Hurricane Septet” il progetto discografico “Let’s Go Ahead” nel quale racchiude tutta la sua storia musicale. I brani proposti, infatti, portano tutti la sua firma la quale è posta anche sotto gli arrangiamenti per settetto.
Il gruppo: Marco Mariani – tromba / flicorno; Gianluca Zanello – sax alto; Tullio Ricci – sax tenore; Federico Cumar – trombone; Lorenzo Blardone – pianoforte; Roberto Mattei – contrabbasso; Massimiliano Salina - batteria. Il concerto rientra nell'ambito di Oxilia Festival (oxilia.com).

Ossola News

È nata Lutea, la casa di produzione cinematografica made in Ossola



È nata Lutea, una casa di produzione e distribuzione cinematografica ossolana, che debutta con il cortometraggio 'I salti della rana' girato nel bed & breakfast Casa Tomà di Masera. "Insieme ad Alberto Lepri, a Giorgio Minelli, Fabrio Maffezzini e Marco Pirozzini - spiega Marzio Bartolucci , il legale rappresentante della neonata società e regista de 'I salti della rana' - abbiamo costituito la s.r.l. e ci siamo dati l'obiettivo di cominciare a lavorare su tre produzioni, la prima è il cortometraggio, poi un documentario a cui stiamo lavorando, che coinvolge il territorio e riguarderà il tema del contrabbando. Inoltre siamo impegnati nella realizzazione di un lungometraggio, un percorso produttivo un po' più impegnativo, per il quale abbiamo acquisito i diritti d'autore di un libro del compianto Benito Mazzi". A proposito della scelta del nome dice Bartolucci :"Cercavamo un nome che fosse rappresentativo del nostro territorio e Lutea, il fiore della genziana, era perfetto". Alberto Lepri ha curato la fotografia de 'Il salto della rana'. L'opera tratta di uno spaccato di vita quotidiana di una famiglia che deve convivere con una nonna malata di Alzheimer. Il soggetto è di Giorgio Minelli, il quale ha poi sviluppato la sceneggiatura con Bartolucci e lo stesso Lepri. Il lavoro vede impegnate tre attrici di Piemonte e Lombardia: Angelica Fietta Lagna di Ivrea interpreterà il ruolo di una giovane studentessa; Iliana Giammusso di Torino vestirà i panni della nonna della studentessa, infine il ruolo dell'infermiera professionale è stato affidato alla cremonese Marinella Pavanello. Il cortometraggio conferma il sodalizio artistico tra Marzio Bartolucci e Alberto Lepri, iniziato l'anno scorso con la realizzazione del cortometraggio Damua, realizzata con l'associazione culturale DomoMetraggi.
Ossola News

Incidente vicino alla Val d’Ossola, cade con parapendio: morto 51enne

Un uomo di 51 anni, svizzero residente nel Canton San Gallo, è morto oggi in un incidente con il parapendio, nel comprensorio del Munster-Geschinen a Obergoms, in Vallese, a ridosso del confine con la Val d'Ossola.
L'incidente
Il pilota ha perso il controllo della sua ala ed è caduto su un terreno scosceso in un luogo chiamato "Unnere Stock". Nonostante il rapido intervento dei servizi di emergenza, l'uomo è morto sul luogo dell'incidente. Skytg24

Balivi, commercianti e architetti: il legame tra Val d’Ossola e Svizzera in un libro

 

Al Museo Civico di Domodossola viene ripercorsa la storia di molti ossolani ed ossolane che hanno lasciato una loro traccia in Svizzera e nel mondo. tvsvizzera

Il volume di Enrico Rizzi, storico ossolano, ripercorre le vite di 300 personaggi nati nella valle più settentrionale del Piemonte che hanno viaggiato e avuto successo in giro per il mondo: tra di loro, molte vicende che uniscono l’Ossola e la Svizzera.

Dall’Ossola, la valle più settentrionale del Piemonte, quella che confina da una parte con il Canton Ticino e dall’altra con il Canton Vallese, fino all’Etiopia, all’Argentina, all’Australia, alla Turchia, e naturalmente anche nella ben più vicina Confederazione Svizzera.

Mercanti ed ecclesiastici, medici e artisti, impresari e diplomatici, condottieri, generali e politici. Emigranti che, spinti dall’ingegno, dalla fede, dal caso o dalla necessità, hanno viaggiato e vissuto in ogni angolo del pianeta, in tutti e cinque i continenti. Le storie di 300 di loro (nati non oltre il 1912) sono state raccolte dallo storico Enrico Rizzi nel volume intitolato Il genio degli ossolani nel mondo (Grossi Edizioni). L’abbiamo incontrato per (ri)scoprire le vicende di chi, originario dell’Ossola, ha legato il proprio nome al territorio svizzero.

Da Toceno ai grandi magazzini di Zurigo.
La storia ancora oggi probabilmente più attuale è quella di Giovanni Pietro Jelmoli, nato a Toceno, in Val Vigezzo, nel 1794. Figlio di contadini, emigrò dapprima in Germania e successivamente in Svizzera dove, come si legge anche nella pagina a lui dedicata sul Dizionario storico della SvizzeraLink esterno, fondò "un’azienda di capi d’abbigliamento e articoli di moda a buon mercato e a prezzi fissi orientata anche verso la clientela rurale". Parliamo della prima metà dell’Ottocento, eppure il nome non suonerà nuovo a chi ha l’abitudine di fare shopping a Zurigo: i grandi magazzini che ancora oggi occupano il palazzo di vetro nel centro della city, chiamati appunto Jelmoli, portano proprio il cognome di Giovanni Pietro, colui che inaugurò quell’impresa. Lugano, San Gallo e Costanza…
A tre secoli prima risale invece la storia di Giovanni Viglezio (noto anche come Giovanni Menabene), originario di un altro comune vigezzino, Craveggia, che fu rettore delle scuole di Lugano per circa trent’anni nella prima metà del Cinquecento. “Esperto di lingue classiche e di scienze mediche”, maestro del letterato svizzero Francesco Ciceri, è sepolto proprio a Lugano, dove morì nel 1554. Ben più a nord si stabilì invece la famiglia De Albertis, originaria di Vanzone e attiva nel settore del commercio del lino: 300 anni fa, il 20 febbraio del 1720, l’abate di San Gallo Joseph de Rudolfis concesse alla famiglia di origini italiane (e di fede cattolica) il brevetto di commercio l’egida abbaziale. Una concessione, favorita probabilmente proprio da ragioni religiose, osteggiata dagli altri negozianti di Rorschach: e fu così che i De Albertis si spostarono ancora un poco più a nord, nella vicina Arbon, all’epoca ricadente nel territorio di Costanza. Il figlio del mercante di fagioli divenuto Gran Balivo del Vallese
Di storie così improbabili da sembrare frutto della fantasia, nel volume di Enrico Rizzi, ce ne sono parecchie, ma quella di Enrico Antonio Augustini forse le batte tutte. Nato a Macugnaga, ai piedi del Monte Rosa, e figlio di un commerciante ambulante di "fagioli, alloro e noce moscata", si trasferì a Briga per frequentare il collegio dei Gesuiti; successivamente si arruolò nelle truppe mercenarie svizzere al soldo del re di Francia, quindi intraprese una brillante carriera da avvocato e notaio. Giunto a Berna pochi anni prima del 1800, prese parte ai negoziati per l’ammissione del Vallese nella Repubblica Elvetica e assunse poi l’incarico di Gran Balivo nel 1802 (mantenendolo per cinque anni) e poi nuovamente nel 1821, ormai quasi ottantenne. Una carriera folgorante la sua, caratterizzata da luci e ombre, come testimoniato da un rapporto anonimo datato 1811 e conservato nell’Archivio di Stato di Sion: "La sua abilità non è mai stata messa in dubbio, ma negli ultimi tempi ha tenuto [...] una condotta talmente sopra le righe da arrivare ad annullare i giudizi favorevoli che gli antichi servizi resi [...] avevano suscitato nel pensiero dell’imperatore [...] Ha attraversato con successo tutti gli affari e tutti gli intrighi vallesani, sapendo cambiare partito secondo le circostanze o il suo interesse o il suo punto di vista, indifferente ai modi per raggiungere il risultato". Augustini non fu però l’unico Gran Balivo del Vallese della storia a essere originario dell’Ossola: già 200 anni prima, a cavallo del 1600, era stata la volta di Michele Maggerano. Nato a Leuk ma figlio del commerciante Giovanni Maggerano di Vanzone, mantenne la più alta carica del Vallese tra il 1631 e il 1638. Fu proprio in quel periodo, nel 1634, che il vescovo di Sion Ildebrando Jost fu costretto ad abdicare al potere temporale: il testo di rinuncia, curiosamente, venne scritto proprio da Michele Maggerano. Paolo Vietti Violi, l’archistar dimenticata
Nel dizionario biografico ossolano di Rizzi trova spazio anche il nome di un architetto capace di affermarsi come uno di progettisti più apprezzati del Novecento, pur essendo oggi la sua figura poco conosciuta anche a causa della distruzione del suo archivio: Paolo Vietti Violi. Nato nel 1882 a Grandson, in Svizzera, da una famiglia originaria di Oira, una manciata di chilometri a nord di Domodossola, si formò prima a Ginevra, poi a Parigi e infine a Milano. Proprio nel capoluogo lombardo, nel 1911, lavorò al suo primo importante progetto: l’ippodromo di San Siro. A quello seguirono – tra gli altri – quello delle Capannelle a Roma, quello di Mirafiori a Torino e successivamente quelli di Ankara e Istanbul e in Turchia, di Addis Abeba in Etiopia e di Valencia in Venezuela. Oltre a ippodromi (33, complessivamente, nel corso della sua carriera) e stadi, progettò strutture civili come villaggi operai e chiese e strutture private come ville e hotel. Divenuto sindaco di Vogogna, paese della provincia del Verbano-Cusio-Ossola, morì nel 1965. “Il lavoro che ha portato alla pubblicazione di questo libro è durato quasi 40 anni – spiega l’autore Enrico Rizzi – e cominciò insieme ad altri studiosi ossolani che purtroppo, siccome quarant’anni sono molti per la vita dell’uomo, mi hanno lasciato solo a concludere questo lavoro”. Un lavoro di ricerca lungo e faticoso, ma che trova ragione nel fatto che “gli ossolani oggi conoscono poco questo aspetto della loro storia. Volevamo che soprattutto i giovani sentissero l’importanza di questo loro passato e il valore di queste radici”. Il volume Il genio degli ossolani nel mondo ha ispirato anche l’omonima mostra allestita a Domodossola, presso il Museo civico di Palazzo Silva, che resterà aperta fino al 15 ottobre 2022.

Seconda edizione del concorso fotografico di @Mani Tese Ong Onlus “Dualismi - Umanità e Pace”

 


ManiTese Verbania ha indetto la seconda edizione del concorso fotografico di @Mani Tese Ong Onlus “Dualismi -Umanità e Pace” per promuovere una cultura di pace attraverso scatti che rappresentino il concetto di pace tra le persone. I partecipanti possono inviare le proprie fotografie fino alle ore 23.59 del 28 agosto 2022. Concluso il termine di invio, raccolta e verifica del materiale, il 5 settembre 2022 verranno pubblicate tutte le foto idonee sulla pagina Facebook Mani Tese Verbania, per poter essere votate tramite i “like” fino alle ore 23.59 del 12 settembre 2022. I vincitori del concorso verranno proclamati sulla pagina Facebook Mani Tese Verbania; l’evento di premiazione sarà il giorno 21 settembre, in occasione della Giornata Mondiale della Pace. Per maggiori informazioni è possibile scrivere alla pagina Facebook oppure all’indirizzo mail verbania@territorio.manitese.it.
verbaniamilleventi.org