google.com, pub-1709475914964886, DIRECT, f08c47fec0942fa0 Domodossola News

Ossola Guitar, un'anteprima con Thomas Hewitt Jones


Venerdì 12 luglio va in scena al Domocentro di Domodossola il primo appuntamento “Extra Festival” dell’edizione 2024 di Ossola Guitar Festival.

È in programma per le 16.00 un talk con Thomas Hewitt Jones, celebre compositore britannico, sul tema della composizione musicale per il cinema, per scoprire come nascono le colonne sonore. L’ingresso è libero.

Ossola News

Nessuna certezza sul futuro delle strutture della Cappuccina


(La Stampa)

Quasi due ore di confronto, a tratti con toni accesi, ma sempre nel rispetto dei frati intervenuti per spiegare le ragioni della 'dolorosa' scelta di chiudere il convento della Cappuccina. Quello andato in scena nel tendone della struttura sportiva del bar La Rivincita è stato un momento di confronto tra i vertici dei frati cappuccini e la comunità del quartiere. Un lungo applauso è stato tributato a padre Vincenzo, scomparso da poche settimane e che i fedeli hanno voluto ricordare all'inizio dell'incontro.

Padre Roberto Rossi Raccagni, Provinciale dei Cappuccini di Torino-Alessandria, ha esordito spiegando che: “Comprendiamo il vostro dispiacere, per noi è una decisione sofferta “. “Siamo consapevoli del bene che Padre Michelangelo, padre Vincenzo, padre Fausto e tutti i frati, hanno fatto per il quartiere in 70 anni” ha sottolineato fra Roberto ricordando anche le uore di San Giuseppe che sono andate via 10 anni fa “Hanno lasciato un segno”.

Fra Roberto ha spiegato le ragioni che spingono alla chiusura, sottolineando la mancanza di vocazioni e la mancanza di frati. Un problema che tocca l'ordine in tutta Europa. “Ho sentito tante cose non vere in questi giorni, nessuno ci ha cacciati, è una scelta nostra” ha voluto sottolineare il frate spiegando che negli ultimi 4 anni 15 frati sono morti e sono arrivati solo 3 novizi”.

“E' prematuro dire cosa sarà delle proprietà” ha continuato fra Roberto riferendosi al Treno dei Bimbi, a Casa Letizia, alla struttura sportiva e all'asilo. “Faccio appello a voi per far sì che possa continuare ciò che hanno costruito i frati, posso però dire che che se vi hanno comunicato la passione questo continuerà” ha detto il frate.

Tante le persone intervenute tra i presenti che a gran voce e in più riprese hanno chiesto che fine farà tutto questo. “Torneremo ad essere Abissinia o rimarremo Cappuccina?” ha sottolineato una fedele ricordando gli albori del quartiere marginale all'epoca per la città, e cresciuto e diventato parte integrante di Domo grazie proprio alla presenza dei Cappuccini.

Tra gli interventi anche quello del sindaco di Baceno Andrea Vicini, interessato per via del Treno dei Bimbi nel suo Comune: “Senza i frati verrebbe aa mancare quella parte importante che serve a tenere uniti e a mandare avanti quella realtà”.

La grande paura dei presenti è che ci sia già una decisione di vendere tutto, ma nessuna conferma è arrivata dai frati, che anzi hanno continuato a sottolineare che ancora nulla sia stato deciso. La volontà di alcuni presenti è quella di portare ai frati una proposta di una fondazione che possa farsi carico della gestione delle strutture. Un tentativo di salvare il salvabile mantenendo il fine sociale per il quartiere e per la città, certo è che per i fedeli la chiusura del convento e la partenza dei frati tra un anno sarà un vero e proprio colpo alla storia di chi quelle strutture, a partire dalla chiesa, ha aiutato a costruirle.

Tutto pare rimandato a dopo l'estate quando la Diocesi e l'ordine francescano delineeranno il futuro di parrocchia e strutture.

ossolanews.it

E’ morto a Domodossola Bruno Zanin, era Titta in Amarcord di Fellini


E’ morto a Domodossola l’attore e giornalista Bruno Zanin. Aveva 73 anni. Nato in Veneto, dopo una giovinezza drammatica tra Novi Ligure e Canelli, viene notato pe rcaso da Federico Fellini e scelto per il ruolo di Titta in Amarcord. Zanin non era un attore ma quel ruolo lo rende famoso e lo spinge a provare la strada della recitazione. Interpreterà altri ruoli al cinema e soprattutto a teatro, in particolare in Francia. Lavora, tra gli altri, con Sthreler, Marco Tullio Giordana e Giuliano Montaldo.
Dal 1992 lascia definitivamente il mondo del cinema e del teatro per dedicarsi a tempo pieno al giornalismo. Sarà anche scrittore. Gli ultimi anni di vita i passa in una baita tra i boschi in un minuscolo comune del verbano.
quotidianopiemontese.it

La nuova mostra di Domodossola sarà un viaggio alla scoperta della bellezza


Nuova esposizione a Palazzo San Francesco dal 18 luglio al 12 gennaio con opere di Canova, De Chirico e Magritte

LA Stampa

I frati lasciano Domodossola. Il ministro provinciale: “Scelta dolorosa, ma inevitabile”


E giovedì padre Raccagni incontrerà i fedeli della Cappuccina

LaStampa

La mostra “I tempi del Bello. Tra mondo classico, Guido Reni e Magritte“, ospitata dai Musei Civici Gian Giacomo Galletti nel Palazzo San Francesco a Domodossola


Reneé Magritte, Rena à la fenêtre (Portrait of Rena Schitz), 1937, Collezione privata

Verbano-Cusio-Ossola - In principio fu il Classico. Giacomo Leopardi individuava il “Tempo de Bello” nella Grecia del V secolo a.C., quando artisti come Fidia, Mirone e Policleto facevano coincidere il concetto di bellezza con un equilibrio di valori estetici ed etici, espresso attraverso il termine kalokagathìa.
Questi diversi tempi del bello si raccontano adesso in una mostra intitolata I tempi del Bello. Tra mondo classico, Guido Reni e Magritte attesa dal 18 luglio al 25 gennaio presso i Musei civici “Gian Giacomo Galletti” in Palazzo San Francesco a Domodossola.
Oltre quaranta opere, tra dipinti e sculture in marmo e bronzo, in prestito da prestigiosi musei italiani e collezioni private, raccontano la ricerca, sulla base dei modelli classici, del connubio di bellezza formale e valori spirituali che da sempre attraversa la storia dell’arte, adattandosi alle esigenze culturali di ogni epoca. Ideato e curato da Antonio D’Amico, Stefano Papetti e Federico Troletti, realizzato dal Comune di Domodossola in partnership con il Museo Bagatti Valsecchi di Milano e la Fondazione Angela Paola Ruminelli, con il patrocinio della Regione Piemonte e con il sostegno di Morgran Italia S.r.l., Findomo S.r.l., Ultravox S.r.l., Punta Est S.r.l., il percorso trova il suo fulcro nella statuaria classica d’età romana del Museo Nazionale Romano e delle Terme di Diocleziano, esposta per la prima volta nel capoluogo ossolano.

Ospite d’eccezione sarà il “divino” Guido Reni, paladino della classicità nell’arte europea del Seicento permeata della teatralità dell’arte barocca del naturalismo caravaggesco. A Domodossola il pittore bolognese sarà presente con l’Annunciazione della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, e con il San Sebastiano da collezione privata. Nella monumentale pala d’altare l’eleganza formale della Vergine e dell’angelo, la torsione del busto nel giovane santo costituiscono un esempio di come nella Bologna del Seicento la conoscenza della statuaria classica e il mito di Raffaello trovino una perfetta declinazione in linea con la cultura del tempo. Guido Reni raccoglie questa eredità dai Carracci. L’immagine del San Sebastiano come un moderno Apollo, un danzatore che si muove leggiadro nel pieno vigore della sua bellezza fisica dipinto da Ludovico Carracci sul finire del Cinquecento, si potrà ammirare in mostra, in prestito dalla Pinacoteca della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi di Gravina di Puglia.

Approdato a Roma da Mantova agli albori del Seicento, Rubens, sensibilissimo al fascino della classicità, adattò invece i modelli studiati nelle raccolte principesche romane alle esigenze imposte dai suoi committenti. Atteggiamenti e gesti che possono ricondursi ai modelli classici, reinterpretati in chiave barocca sono ad esempio evidenti nella grandiosa Madonna del Rosario, documentata in mostra da un raro bozzetto proveniente da una collezione privata.
Tra il 1730 e il 1740 lo scalpore suscitato dal ritrovamento dei resti di Ercolano e Pompei indusse i teorici dell’arte neoclassica a recuperare il concetto della kalokagathìa tornando nuovamente ad associare i principi di ordine, armonia, compostezza e “quieta grandezza”, cari a Winckelmann, ai più elevati valori morali.

Lo scalpello di Antonio Canova è quello che, più di ogni altro, riesce a rendere attraverso le proprie opere questo connubio di bellezza e nobili sentimenti, finalizzato a raggiungere il bello ideale. I visitatori di Palazzo San Francesco potranno riconoscere nel Ritratto di Paolina Bonaparte, prestato dal Museo Napoleonico di Roma, il viso perfetto della sorella di Napoleone come Venere Vincitrice, esempio di come i temi della mitologia classica si pongano, in questo caso, al servizio del potere, assumendo finalità educative e celebrative.

Il richiamo alla tradizione greco-romana è evidente anche in campo architettonico. Accade soprattutto nel periodo post-unitario, come dimostra lo scultore genovese Demetrio Paernio, artefice di diversi monumenti funerari nel cimitero di Staglieno. Paernio celebra l’arte alessandrina modellando una delle figure più leziose della classicità, come il Puttino dormiente. La presenza in mostra di diverse sculture rinascimentali di piccolo formato documenta il gusto del collezionismo e la passione per l’antico maturato soprattutto all’indomani delle scoperte archeologiche a inizio Cinquecento. Se nei primi due decenni del Novecento, la scure delle Avanguardie si abbatte sulla classicità, nel 1924 il critico francese Maurice Rejnal auspica un ripensamento rispetto alle posizioni anti classiche, sostenendo la necessità di un “Ritorno all’Ordine” che si rintraccia nei lavori di artisti coma Achille Funi, Massimo Campigli, Mario Sironi, De Chirico e Magritte, convinti a riaffermare il perenne valore della classicità seguendo l’indirizzo teorico di Margherita Sarfatti. I loro lavori, tra i quali spicca l’affascinante Rena à la fenệtre del 1937 di Renè Magritte, di collezione privata, si potranno incontrare in mostra, in dialogo con le opere rinascimentali e classiche.

Fino al 29 settembre l'esposizione si potrà visitare da giovedì a domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Dal 30 settembre da giovedì a domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. Lunedì, martedì e mercoledì chiuso.

arte.it

Proteste a Domodossola: "Non ci può essere la Cappuccina senza i suoi frati"



«Il rione Cappuccina non può restare senza frati francescani». Il pensiero di Elia Macrì è quello condiviso da un gruppo di fedeli e volontari della parrocchia del quartiere di Domodossola che già lunedì pomeriggio hanno messo in atto una prima protesta contro la partenza dei cappuccini dal giugno 2025. «Ci è stato detto che la scelta arriva da una crisi delle vocazioni ed è frutto di un riassetto dei frati. Chiediamo che ci sia più collaborazione tra i frati e i sacerdoti della città per la gestione di questa parrocchia. Voglio ricordare che nel 1952 qui c'erano solo prati e sassi. Poi è arrivato padre Michelangelo e ha creato tutto questo. Un sacerdote che ha prima costruito l’asilo per dare risposte alla collettività e poi la chiesa. La Cappuccina si chiama così perché ci sono i frati».
La stampa