google.com, pub-1709475914964886, DIRECT, f08c47fec0942fa0 Domodossola News: Paolo Usellini
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Consulta dei presidi delle scuole statali e paritarie della diocesi Novara

 Si terrà il prossimo mercoledì 9 novembre il primo incontro della consulta dei presidi delle scuole paritarie e statali, organizzato dall’Ufficio Scuola diocesano. L’appuntamento presso l’Istituto Superiore di Scienze Religione di Novara in Via Dominioni, 4 – Novara alle ore 10,30.

«L’incontro – dice Paolo Usellini, direttore dell’Ufficio – metterà al centro la domanda “Cosa la Chiesa può fare per il bene dei ragazzi all’interno della scuola?”». Si tratta del primo appuntamento di questo tipo in diocesi.

«Lo abbiamo pensato come uno spazio di lavoro – spiega -, una palestra di idee che ci permetta di trovare possibili strade concrete per una collaborazione tra istituzione scolastica e comunità ecclesiale». Con uno sguardo, quindi, al ruolo degli insegnanti di religione, come ideale anello di connessione tra le due realtà, «ma non solo: tutti i docenti da un lato e dall’altro gli operatori pastorali che si occupano di giovani e famiglia». Con una convinzione di fondo: «l’impegno educativo richiede un’alleanza tra tutti i soggetti che hanno responsabilità in questo ambito. Un’alleanza “laica” nel senso positivo del termine, perché al centro c’è il bene dei nostri giovani».

diocesinovara.it


Perchè l’ora di religione sia uno spazio di legalità

 

Per chi insegna Religione non cade nel vuoto la grande lezione di legalità che proviene dalla testimonianza, fino al supremo sacrificio di sé, dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Non cade nel vuoto perché, come ricorda Alessandro D’Avenia, è un insegnante di Religione come don Pino Puglisi a rappresentare più di tutti chi insegna ciò in cui crede e vive ciò che insegna.

La sua ora, lo attesta D’Avenia, è stato un momento di crescita secondo quella logica per cui non ci sono luoghi dove non si può arrivare. Come tutte le periferie del mondo – che papa Francesco ci sta accompagnando per mano a visitare – quei luoghi dimenticati da tutti, quelli della peggiore solitudine, come lo fu quel tratto di autostrada all’altezza di Capaci o via D’Amelio a Palermo.

L’ora di Religione può essere un’ora di legalità se si ripresenta quella scena descritta da d’Avenia nel suo romanzo biografico “Ciò che inferno non è”: lui, don Pino, il professor «si era presentato con una scatola di cartone, L’aveva messa al centro dell’aula e aveva chiesto cosa ci fosse dentro. Nessuno aveva azzeccato la risposta. Poi era saltato sulla scatola e l’aveva sfondata. “Non c’è niente. Ci sono io. Che sono un rompiscatole”. Ed era vero. Uno che rompe le scatole in cui ti ingabbiano, le scatole dei luoghi comuni, le scatole delle parole vuote, le scatole che separano un uomo da un altro uomo».

È anche per onorare il sacrifico di uomini che si sono sacrificati per la verità e la giustizia che oggi l’ora di Religione diventa un’occasione per incrociare l’uomo nel suo vissuto quotidiano e creare – come dice don Pino, come dice D’Avenia di don Pino – un uomo capace di dar vita alla sola epica di cui c’è più bisogno in questi tempi così bui: l’epica straordinaria del quotidiano.

Tanti oggi cercano la celebrità o la ricchezza economica anche a costo di scendere a compromessi con la mafia, ma oggi la società va risanata dagli eroi del quotidiano, dove la felicità non sia più di pochi o, peggio ancora, di facciata. La felicità per don Pino Puglisi è quella di riconoscere anche nelle realtà più emarginate del quotidiano “ciò che inferno non è”. Se oggi c’è l’inferno già qui su molte zolle della nostra terra è per un motivo molto semplice che ci spiega il Vescovo Aldo Del Monte, nell’introduzione alla lettera pastorale con cui il Vescovo Antonio Riboldi condannò la criminalità organizzata di stampo mafioso, “Per amore del mio popolo non tacerò.

Dopo Falcone e Borsellino” (riedito dopo 20 anni nel 2003 dalle edizioni paoline): «C’è un rapporto intrinseco tra il divino e l’umano. Noi diamo gloria a Dio se facciamo bene l’uomo, cioè se riusciamo a piantare in noi il vero germe dell’umanità di Dio. Non si glorifica Dio svestendosi della sensibilità umana che sa accogliere e leggere le problematiche della storia con la sensibilità di Dio. Oggi più che mai, il mondo e i giovani hanno bisogno dell’educazione alla bellezza. Il Sud è ricco di cose belle e tuttavia è stato tradito da fenomeni sociali che sono la negazione della fioritura dell’uomo. E la mafia, il crimine, la corruzione, non sono come le piaghe che hanno umiliato il faraone? Una società dominata dalla cupidigia diventa povera di umanità».

Diventa un inferno in cui la paura è la vera arma impugnata dai mafiosi. Lo denunciava lo stesso Monsignor Riboldi: «Abbiamo tutti paura: una paura che paralizza gambe, menti, coraggio, cuore, libertà. Una paura che fa tutti prigionieri. Siamo come un popolo che assediato e atterrito. Un popolo che non ha più il coraggio e la gioia di vivere». È così che si onorano Falcone e Borsellino. Sono loro che ci hanno lasciato detto che la mafia la si può vincere solo con un movimento culturale che parta dal basso. E per noi anche dal contribuito che un’ora di Religione può offrire. 

di Paolo Usellini - sdnovarese.it

Covid e sfida educativa: la risposta all’emergenza è un’alleanza

 La riflessione di Paolo Usellini, direttore dell'Ufficio Scuola della diocesi, a margine del progetto lanciato dalla diocesi con Fondazione Carolina per la formazione sul tema della cittadinanza digitale.

All’emergenza si risponde con un’alleanza. Sembra solo uno slogan, ma è un impegno assolutamente concreto. L’ha usato Margherita Invernizzi, condirettrice dell’Ufficio diocesano per la famiglia, durante la presentazione del progetto lanciato dalla diocesi con Fondazione Carolina per la formazione degli insegnanti di religione sul tema della cittadinanza digitale. Una risposta all’appello lanciato dal vescovo Franco Giulio alla patronale di san Gaudenzio 2022 a non dimenticare i giovani, a stare loro vicini, a renderli protagonisti.

Ma anche un piccolo tassello di un impegno – quello educativo – che per la comunità cristiana parte da lontano e che ha il volto delle catechiste che ogni settimana incontrano i più piccoli, delle famiglie che si spendono per le altre famiglie nelle parrocchie, degli animatori dei nostri oratori. E poi proprio degli insegnanti di religione: sacerdoti, laiche e laici che con fatica, impegno e dedizione vivono nella scuola questa sfida quotidianamente.

Il peso del Covid non si sente solo sull’economia, ci ha ricordato il vescovo. La perdita di relazioni con i pari, la sovraesposizione alla rete internet, le lezioni a intermittenza, si sono fatte sentire su bambini e ragazzi in questi due anni. Alcuni segnali preoccupanti si registrano già. Ma il rischio è che i più gravi arriveranno nel prossimo futuro.

Ecco, allora, il senso dell’impegno educativo oggi. Passare dall’emergenza all’alleanza. Tra scuola, associazioni, oratori e famiglia. L’obiettivo, l’ha detto detto bene don Gianluca De Marco, responsabile della pastorale giovanile diocesana. Trasformare l’ansia che oggi vivono molti nostri ragazzi, in speranza.

sdnovarese.it